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Uno dei principali problemi che da anni affliggono la società italiana è quello rappresentato dalla crisi del sistema-giustizia. Sono a tutti noti i problemi derivanti dalla scarsa funzionalità degli organi giudiziari, aggravata dall’aumento della litigiosità, che costituisce un fenomeno comune a tutti gli ordinamenti contemporanei. Il susseguirsi delle riforme che, negli ultimi decenni, hanno modificato il procedimento sia civile che penale non sembra avere arrecato benefici evidenti, né la situazione pare destinata a migliorare nel breve periodo. In particolare, il problema dell’eccessiva durata dei procedimenti (soprattutto di quelli civili) ha ormai raggiunto livelli che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e gli organismi comunitari non hanno esitato a definire inaccettabili. Gli interventi che potrebbero migliorare il livello qualitativo della tutela giurisdizionale offerta ai cittadini sono necessariamente complessi, come dimostra la varietà dei progetti di riforma sottoposti all’attenzione del legislatore. Va rilevato, tuttavia, che oltre alle iniziative dirette a promuovere la riforma delle procedure giudiziarie propriamente intese, si sta affermando in tutti gli ordinamenti moderni un movimento a favore di metodi di risoluzione delle controversie che si pongano in alternativa rispetto alla giustizia formale. Questo movimento, che può ormai considerarsi una costante in tutti gli ordinamenti moderni, in Italia si manifesta principalmente attraverso il potenziamento dell’istituto della conciliazione. Con questo termine si allude ad una serie complessa di fenomeni che, con modalità e procedure diverse, consentono alle parti di risolvere le controversie, senza ricorrere alla decisione di un terzo. Il conciliatore, infatti, non impone una soluzione, ma utilizza i procedimenti e le tecniche di conciliazione per far sì che le parti risolvano autonomamente la controversia. Negli ultimi anni, alcune leggi hanno cercato di incentivare il ricorso alla conciliazione in alcuni settori del contenzioso civile e commerciale. Lo sviluppo di questo istituto è inoltre uno degli obbiettivi principali di recenti progetti di legge, l’ultimo dei quali prevede un sistema di promozione delle procedure di conciliazione già esistenti (presso le camere di commercio e davanti al giudice togato e al giudice di pace) e la creazione di nuovi centri di conciliazione sia presso i tribunali che presso altri enti o associazioni anche private. E’ inoltre importante sottolineare che l’attività degli enti che attualmente offrono servizi di conciliazione (prime fra tutte le camere di commercio) è in progressiva crescita e che sempre maggiori sono gli sforzi posti in essere per promuovere l’utilizzo di questo strumento e per migliorarne il funzionamento e l’efficacia. Nuove ed interessanti prospettive di sviluppo della conciliazione si presentano anche con riferimento alla risoluzione delle controversie insorte nel settore del commercio elettronico, e – come già dimostrano alcune esperienze straniere – con riguardo alla possibilità di utilizzare le procedure di conciliazione per la risoluzione delle controversie via internet. La ricerca di nuovi strumenti di composizione dei conflitti è un fenomeno sempre più rilevante anche al di fuori del settore civile e commerciale: nell’ambito delle controversie familiari si ricorre già da tempo a forme di mediazione dei conflitti tra coniugi che si affiancano alle più tradizionali procedure di separazione e divorzio. Interessanti ed innovative forme di mediazione si stanno infine sviluppando anche in campo penale, allo scopo di realizzare modalità diverse di composizione del conflitto tra vittima ed autore del reato.
Questo complesso panorama di interventi legislativi e di iniziative concrete fa dunque supporre che anche in Italia il fenomeno della conciliazione (e più in generale quello degli strumenti alternativi di composizione dei conflitti) sia destinato a consolidarsi e ad assumere un’importanza pratica sempre maggiore. Si può anzi dire che questo fenomeno è ormai diventato una componente strutturale essenziale dell’ordinamento italiano (in analogia con quanto avviene in molti altri ordinamenti), destinata a veder aumentare nel tempo la sua importanza. Per questa ragione, si giustifica e si rende necessario un approfondimento scientifico che riconosca ed affermi l’importanza di questi nuovi strumenti e si proponga di analizzare e supportare il loro sviluppo nei diversi settori dell’ordinamento giuridico. Questo approfondimento presuppone una serie di collegamenti interdisciplinari che consentano di analizzare contemporaneamente i molteplici profili e le complesse problematiche connesse alla ricerca di nuove modalità di risoluzione dei conflitti e di valutare non soltanto gli aspetti più strettamente giuridico formali, ma anche i presupposti culturali, economici e sociali che consentono il loro funzionamento e la loro diffusione. Occorre inoltre promuovere l’analisi delle complesse dinamiche psicologiche e comportamentali che intervengono nel corso delle procedure di risoluzione dei conflitti ed incentivare lo studio delle tecniche di conciliazione e di mediazione che, come dimostrano gli studi condotti in altri ordinamenti, costituiscono un presupposto fondamentale della loro efficiacia.
Studi di questo genere, che coinvolgono discipline e metodologie tra loro profondamente diverse, trovano il luogo ideale di approfondimento nel Centro interdipartimentale sulla risoluzione dei conflitti. |